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SICUREZZA E DPI

Idrogeno Solforato (H₂S): pericoli, rischi, fit test e sistemi di protezione per il settore Oil & Gas

L’idrogeno solforato (H₂S) rappresenta una delle principali minacce per la salute e la sicurezza dei lavoratori dell’industria del petrolio e del gas. Questo gas incolore e dal caratteristico odore di uova marce è presente spesso tanto negli ambienti di esplorazione quanto di produzione, nei contesti sia greenfield sia brownfield. La pericolosità dell’H₂S deriva dalla sua elevata tossicità e dalla capacità di causare effetti letali in pochi secondi, soprattutto in presenza di alte concentrazioni.

Perché l’H₂S è così pericoloso?

L’H₂S può manifestarsi in vari processi industriali ed è associato soprattutto al fenomeno del “sour oil and gas”, ovvero petrolio e gas con alto contenuto di zolfo e idrogeno solforato. La sua tossicità si sviluppa a diversi livelli:

  • Effetti rapidi sulla salute: basta una breve esposizione a concentrazioni elevate perché si verifichino perdita di coscienza, arresto respiratorio e, nei casi peggiori, la morte.
  • Rischio costante: l’idrogeno solforato H₂S è presente in ogni fase della filiera petrolifera (upstream, midstream e downstream) rendendo il monitoraggio un aspetto essenziale della sicurezza.
  • Difficoltà di percezione: nonostante sia riconoscibile dall’odore anche a concentrazioni molto basse, l’esposizione prolungata può rapidamente annullare la capacità olfattiva, esponendo i lavoratori a rischi ancora maggiori senza che se ne accorgano.

Tipiche aree e attività a rischio

Le attività più rischiose sono quelle svolte in ambienti confinati o durante le operazioni di manutenzione e preparazione dei fluidi di perforazione. In queste situazioni si possono verificare concentrazioni di H₂S ben oltre i limiti di sicurezza. Accanto al rischio tossico, nei contesti Oil & Gas sono presenti inoltre idrocarburi altamente infiammabili, che amplificano la pericolosità dell’ambiente.

Limiti di esposizione e livelli di rischio

Per valutare e gestire i pericoli, è fondamentale conoscere i diversi livelli di rischio associati all’esposizione a gas tossici come l’H₂S:

TWA (Time-Weighted Average): esposizione media consentita su un turno di 8 ore, senza effetti avversi

STEL (Short-Term Exposure Limit): esposizione massima per 15 minuti, senza effetti avversi.

IDLH (Immediately Dangerous to Life or Health): soglia oltre la quale la vita o la salute sono subito a rischio e occorre fuggire entro 30 minuti.

H2S fit test

Strategie di prevenzione e protezione

La protezione dei lavoratori dall’H₂S passa da una solida strategia di monitoraggio, prevenzione e risposta alle emergenze. Le raccomandazioni includono:

  • Monitoraggio continuo: l’utilizzo di rilevatori portatili e fissi consente di individuare tempestivamente perdite o aumenti di concentrazione di H₂S, attivando sistemi di allarme collegati.
  • Valutazione del rischio professionale: ogni luogo di lavoro richiede un’analisi per l’individuazione delle possibili fonti di fuoriuscita e definire le misure preventive più efficaci.
  • Protezione respiratoria specifica: è essenziale disporre di DPI certificati per H₂S, come autorespiratori a circuito aperto (SCBA) e dispositivi di fuga, dotati di fattori di protezione adeguati alle concentrazioni riscontrabili sul luogo di lavoro.
  • Procedure di emergenza: formazione e simulazioni periodiche sulle procedure di evacuazione e l’uso corretto dei DPI possono fare la differenza in caso di incidente.
  • Fit Test: prove di tenuta degli APVR garantiscono che, in caso di fuga di H₂S, il dispositivo indossato offra la massima protezione possibile.

L’importanza del Fit Test per la protezione respiratoria contro l’H₂S

Per la protezione dai pericoli dell’idrogeno solforato – H₂S, le prove di aderenza dei dispositivi di protezione respiratoria (fit test AVPR) sono fondamentali per garantire la sicurezza dei lavoratori. L’H₂S è così tossico che:

  • già a concentrazioni di 200 ppm, può causare perdita dell’olfatto, vertigini e malessere
  • livelli superiori a 500 ppm portano rapidamente a perdita di coscienza e morte entro un’ora
  • a oltre 1000 ppm il decesso può sopraggiungere in pochi minuti.

Per questo, in aree a rischio elevato, come giacimenti di gas acidi, spesso è obbligatorio lavorare sempre con autorespiratori.

Le prove di aderenza hanno il compito di verificare che la maschera o l’autorespiratore offrano la massima tenuta possibile, minimizzando le perdite verso l’interno. Nella scelta dell’APVR bisogna considerare forma della testa, presenza di eventuale barba o ornamenti e la corretta manutenzione e posizionamento.

I test possono essere qualitativi (basati cioè sulla percezione di odori/sapori) oppure quantitativi (basati su misurazioni strumentali della permeabilità della maschera).

Per scegliere il DPI più adatto, il valore del fattore di protezione diventa cruciale: rappresenta il rapporto tra la concentrazione della sostanza pericolosa all’esterno e quella all’interno della maschera.

Solamente una strategia integrata di prevenzione, rilevazione e protezione può ridurre davvero i rischi legati all’esposizione all’idrogeno solforato, tutelando la salute dei lavoratori e la continuità produttiva dell’azienda. Dräger offre soluzioni complete per la sicurezza: rilevatori di gas portatili e fissi, DPI avanzati e supporto tecnico per valutazioni di rischio e formazione.

Link utili e risorse in download:

Consulta le informazioni sull’Idrogeno solforato su Draeger VOICE:
Solfuro di diidrogeno | H2S | 7783-06-4 – Rilevatori e dispositivi di protezione – Dräger VOICE

solfuro di idrogeno H2S

Articolo realizzato in collaborazione con Dräger

Dräger logo

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