Negli ambienti di lavoro in cui la protezione degli occhi è obbligatoria, molti operatori convivono ogni giorno con un difetto visivo. Per queste persone, indossare un dispositivo di protezione individuale non basta: il DPI deve anche permettere di vedere con la stessa nitidezza dei propri occhiali da vista.
Qui entrano in gioco gli occhiali correttivi di sicurezza, i quali uniscono due funzioni storicamente separate in un unico dispositivo certificato: la protezione meccanica, ottica e chimica, da un lato, e, dall’altro, l’ausilio visivo personalizzato. Capirne i principi è il primo passo per scegliere, gestire e far accettare correttamente questi occhiali in azienda.
Occhiali correttivi: un problema di sicurezza, non solo di comfort
In molte realtà produttive, la correzione visiva viene considerata una questione privata dell’operatore. Eppure, in ottica di prevenzione, il tema è centrale. Un addetto che non vede bene compensa istintivamente:
- avvicina il volto al pezzo in lavorazione
- assume posture innaturali
- perde prontezza di fronte a un imprevisto.
Si tratta di micro-comportamenti che, sommati lungo una giornata e moltiplicati per un’intera popolazione aziendale, aumentano il rischio di errori e infortuni.
Le soluzioni intermedie presentano degli svantaggi:
❌ indossare un sovraocchiale di protezione sopra i propri occhiali da vista significa convivere con possibile appannamento, punti di pressione, riflessi multipli e una vestibilità non sempre perfetta. Il risultato è prevedibile: il DPI viene tolto alla prima occasione, vanificando ogni misura di protezione.
❌ I comuni occhiali da vista, dal canto loro, non sono progettati per resistere a impatti, schegge o spruzzi, non offrono protezione laterale e non riportano alcuna marcatura di idoneità in ambito professionale: in un luogo di lavoro dove vige l’obbligo di protezione, non possono essere utilizzati.
✅ Gli occhiali correttivi di sicurezza sono la vera soluzione. La lente è realizzata sulla base della diottria personale dell’utilizzatore e montatura e lenti sono certificate come unico dispositivo di protezione.
Il passaggio dagli occhiali privati a quelli forniti dal datore di lavoro diventa così naturale, e con esso cresce l’accettazione da parte degli utilizzatori: un DPI che si indossa volentieri è un DPI che protegge davvero.




Il quadro normativo: dalla EN 166 alla EN ISO 16321
Per più di vent’anni, la norma di riferimento per i prodotti di protezione degli occhi nell’UE è stata la EN 166, che definisce requisiti, prestazioni e metodi di prova. Oggi, questa norma ha lasciato il posto alla nuova EN ISO 16321, una serie di norme internazionali che introduce modifiche significative e rende necessari nuovi certificati per tutti gli occhiali correttivi di sicurezza, entrata in vigore nel 2025.
I prodotti già approvati secondo la EN 166 non diventano subito obsoleti: le certificazioni saranno valide fino alla loro naturale scadenza, e comunque non oltre il 31 ottobre 2029. Ciò permetterà a produttori e rivenditori di gestire una transizione graduale, senza blocchi di mercato.
I materiali delle lenti: una scelta importante
La lente è il componente che determina più di ogni altro le prestazioni di protezione e il comfort percepito. La scelta del materiale va calibrata sui rischi del luogo di lavoro, sull’entità della correzione e sulle esigenze estetiche:
➡️ il policarbonato è in genere il materiale di riferimento per gli ambienti a rischio meccanico: organico, con una resistenza alla rottura estremamente elevata. È bene ricordare che offre una resistenza solo limitata alle sostanze chimiche.
➡️ il CR39 è una plastica organica leggera, idonea a lavori con sostanze chimiche e attività di verniciatura; supera la prova di caduta della sfera e può ricevere, in opzione, un trattamento indurente per migliorarne la resistenza ai graffi.
➡️ le lenti HI (high index), con indice di rifrazione 1,6 oppure 1,67, sono lenti organiche ad alto coefficiente di rottura: risultano più sottili e quindi esteticamente più gradevoli. Si consiglia l’indice 1,6 per correzioni superiori a ±4,0 diottrie e l’indice 1,67 oltre le ±6,0 diottrie.
In presenza simultanea di rischio meccanico e chimico, è prioritario considerare il rischio meccanico; per questo motivo si consiglia l’utilizzo della lente in policarbonato.
Le tipologie di messa a fuoco
Una volta scelto il materiale, la geometria della lente deve rispondere alle reali necessità visive dell’utente.
➡️ le lenti monofocali correggono un singolo difetto: visione da lontano, intermedia o da vicino.
➡️ le lenti bifocali inseriscono un segmento visibile (lunetta) per la visione da vicino nella parte inferiore: il bordo netto di separazione le rende intuitive per chi si avvicina per la prima volta a una correzione multipla.
➡️ le lenti progressive (varifocal), al contrario, garantiscono una visione nitida a tutte le distanze attraverso un canale di progressione invisibile. Può essere necessaria una breve fase di adattamento.
➡️ le lenti comfort evitano disturbi posturali, ottimizzando la lente sulle distanze tipiche in un ufficio. Sono ideali per utilizzo in postazioni di lavoro con videoterminali e/o comunque in luoghi di lavoro dove non è in generale richiesta la visione da lontano (>5 m), con un canale di progressione da 30 cm fino a circa 2 m.
Un aspetto tecnico molto importante riguarda i parametri di centratura. Ogni tipo di lente richiede un’altezza minima del punto vista nella montatura – ad esempio almeno 17 mm per molte lenti comfort, fino a 23 mm per alcune progressive – e va rilevata rispettando la corretta direzione dello sguardo. La determinazione fotografica dei parametri, oggi anche con strumenti digitali, riduce sensibilmente gli errori di calcolo.
Trattamenti delle lenti
Oggi la lente da sola non è più sufficiente: i trattamenti superficiali degli occhiali correttivi di sicurezza ne determinano durata, comfort visivo e sicurezza.
Lo strato antigraffio (rivestimento rigido) è ormai uno standard per tutte le lenti in policarbonato e prolunga la vita utile del dispositivo. Il trattamento antiriflesso, su entrambe le superfici, riduce i riflessi favorendo la trasmissione della luce: nella versione “normale” lascia un riflesso residuo intorno al 4%, mentre nella versione “super”, con ossidi metallici vaporizzati più volte, scende sotto il 2%.
La colorazione protegge dai bagliori in condizioni di luce intensa e può essere costante (marrone o grigio, con diversi livelli di assorbimento) oppure variabile, con tecnologia Variomatic™ che adatta la tonalità in funzione dei raggi UV e della temperatura.
Vestibilità, anatomia e accettazione
Tutta la tecnologia descritta finora rischia di rimanere inutile se l’occhiale non calza bene. La vestibilità non è un dettaglio estetico ma un fattore di sicurezza: una montatura che scivola, che lascia varchi laterali o che genera punti di pressione viene percepita come un fastidio e, alla lunga, abbandonata.
➡️ Per questo motivo le montature di qualità prevedono ponti nasali regolabili anatomicamente, estremità delle stanghette adattabili e, nei modelli custom bridge, geometrie pensate per morfologie particolari, come il dorso del naso piatto, zigomi alti e pronunciati, tempie larghe.
➡️ Negli ambienti con rischio chimico o forte presenza di polveri, soluzioni a tenuta ermetica o le maschere con inserto correttivo (close fit) garantiscono una protezione completa attorno all’occhio, mantenendo la correzione personalizzata.
La regola d’oro resta sempre la stessa: il DPI migliore è quello che il lavoratore indossa per l’intero turno, senza eccezioni.
Occhiali correttivi di sicurezza uvex
Riguardo alla centratura, nell’ottica di ottimizzare i tempi di rilevamento dei parametri utili per definire la corretta centratura, uvex ha sviluppato un software innovativo: centRX. Grazie ad esso, sarà sufficiente una foto della persona interessata, con la montatura uvex scelta, e la relativa prescrizione. Il processo è:
✅ Rapido e intuitivo: foto (es. formato fototessera) anche scattata con cellulare
✅ Flessibile: non sarà necessario attendere un minimo di dipendenti per i rilievi né attendere / organizzare l’intervento del tecnico in base ai turni di lavoro
✅ Preciso: il software analizza l’immagine assicurando un posizionamento millimetrico del centro ottico di ogni lente in corrispondenza della pupilla.
Investire in occhiali correttivi di sicurezza di qualità significa in definitiva trasformare un obbligo normativo in un vantaggio concreto: occhi protetti, vista nitida, dipendenti che lavorano meglio e più a lungo in totale sicurezza.
Articolo realizzato in collaborazione con uvex

